Il decalogo per difendere i ragazzini dal web

Riportiamo l'articolo di M.Artico de "La Nuova Venezia" di oggi 3 marzo 2010 relativo all'incontro con il dott. Ciro Pellone, dirigente della Polizia Postale e delle Comunicazioni del Veneto, richiamato anche nel nostro ultimo Foglietto.
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E' possibile proteggere i propri figli dal mondo della rete, tanto affascinante quanto insidioso? L'impresa è ardua, ma non impossibile. La prima regola è che bisogna fare esperienza di navigazione, se non si conosce internet, non si possono adottare mezzi di difesa.
Ieri pomeriggio al Laurentianum, il Capo di compartimento della Polizia postale del Veneto, Ciro Pellone, invitato dall'arciprete del Duomo don Fausto Bonini, ha spiegato a molti genitori come diminuire il rischio a cui sono esposti ogni giorno tanti adolescenti e preadolescenti che di internet conoscono tutto o quasi, ma che per l'ingenuità tipica della loro età non sanno che senza buon senso potrebbero pentirsi delle informazioni che iniettano nel grande calderone che tutto mette in circolo.
La Ricetta? "Bisogna parlare la stessa lingua dei ragazzi - spiega Pellone - che oggi sono di madrelingua internet, aggiornare le proprie competenze tecnologiche e farsi aggiornare dai figli sulla loro attività on -line". Mai abbassare la guardia. "Spiegare ai ragazzi che meno informazioni danno, maggiore è la possibilità di salvaguardare la privacy". Attenzione ai siti con i giochi, potrebbero essere portatori di virus. "Bisogna insegnare ai figli che dietro lo schermo si celano persone malintenzionate". Il Pc? "Va posto nella stanza principale della casa, dove tutti lo possono vedere, dev'essere un oggetto con un utilizzo famigliare". Sotto controllo insomma, per evitare che un adolescente possa chiudersi in camera da solo. E se c'è il Wi-fi? "Fare in modo che non prenda in tutta la casa, ma solo dove vogliamo noi".
Pellone ha tenuto incollata la platea per un bel pezzo. "Internet - spiega - è bello, è un parco giochi, ma va precisato che nessuno gira anonimo in rete, tutti hanno una targa e niente è gratis: il business di internet sono le informazioni che noi immettiamo on-line e di cui ci potremmo pentire. Crediamo di essere a casa nostra, chiusi in una stanza, ma non è così".
La discussione ha toccato anche il tema caldo dei social network e i tranelli che possono tendere. "Se inserisco il mio profilo su Facebook, chi mi assicura che quando me ne sarò stufato quelle informazioni saranno state tolte?". Ma anche la scarsa informazione: "I ragazzi devono sapere che creare un falso profilo a nome di un compagno di classe, pratica diffusa, è un reato punibile fino ad un anno di carcere".
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